La Flaminia Militare

La strada romana sull'appennino tosco-emiliano: una meta suggestiva


DI CESARE AGOSTINI E FRANCO SANTI

La fonte storica

Narra Tito Livio nel libro XXXIX della sua monumentale opera La storia di Roma che, nel 187 a.C, le legioni romane, guidate dal console Caio Flaminio, sconfissero e sottomisero le popolazioni liguri autoctone dell’Appennino tosco-emiliano e, portata la pace in questi territori, costruirono una strada da Bologna ad Arezzo.

Questa strada, realizzata evidentemente per scopi militari, cadde in disuso già in epoca imperiale; scomparve per l’incuria e lo sciacallaggio degli uomini, per le distruzioni provocate dagli eventi naturali ed, ove si era conservata, per la millenaria sedimentazione che l’ha coperta.

Fino agli ultimi decenni del XX secolo non se ne era trovata traccia. Gli studiosi si erano limitati a fare soltanto congetture ed ipotesi sul suo tracciato.

 

Le ricerche e la scoperta

Dal 1977 due cittadini bolognesi, Cesare Agostini, avvocato e Franco Santi, artigiano scultore, le cui famiglie sono originarie di Castel dell’Alpi, paese sito nell’alta valle del torrente Savena, sulla base della concisa ed unica notizia di Tito Livio, hanno impegnato tutto il loro tempo libero alla ricerca di questa opera stradale romana. Essi si erano convinti che, se il racconto di Livio era veritiero, qualche tratto della strada, seppur sepolto, doveva essersi conservato, in specie nei luoghi rimasti da sempre disabitati e selvaggi dei valichi appenninici tosco-emiliani ove l’uomo non aveva avuto facilità a predarne le pietre e dove le frane e le acque l’avessero risparmiato.

Pur consapevoli delle grandi difficoltà che avrebbero dovuto affrontare, Agostini e Santi, appunto nel 1977, hanno iniziato le ricerche percorrendo in lungo e in largo tutti i crinali che dal territorio bolognese si protendono vero i valichi appenninici tosco-emiliani, nella fascia compresa fra le valli del Reno e quella del Sillaro.

Al termine delle loro prospezioni di superficie hanno capito che il percorso più conveniente, per brevità, modesti dislivelli e stabilità del terreno, era quello che sfruttava il crinale fra il torrente Savena e i torrenti Setta-Sambro, che da Bologna raggiunge direttamente il passo della Futa e, di là, il Mugello.

Avvalendosi della loro conoscenza del territorio, i due bolognesi si sono buttati con l’entusiasmo dei pionieri nella fitta boscaglia, tagliando cespugli, rovi, felci e quant’altro poteva ostacolare la loro ricerca, facendo piccoli scavi qua e là lungo la linea di crinale, ove con maggiore probabilità poteva essere stata costruita la strada. Speravano di intercettare sotto terra alcune pietre contigue che testimoniassero l’opera dell’uomo.

Soltanto nel 1979 la loro costanza è stata premiata con il rinvenimento, vicino alla vetta del monte Bastione, 60 cm sotto terra, di  un primo tratto di pavimentazione largo m 2,40, corrispondente esattamente ad 8 piedi romani, costruito con grosse pietre ben allineate.

Dopo questa prima scoperta, per ben dieci anni e con grande entusiasmo hanno proseguito sempre da soli le ricerche e gli scavi manuali portando alla luce tratti di strada lastricata per una continuità di 7 km, fino al passo della Futa, ed altri imponenti reperti quali i Castellieri liguri di monte Bastione, di monte Poggiaccio e di Poggio Castelluccio, le fornaci di Piana degli Ossi, etc.

Poi, negli anni successivi, anche con l’aiuto del volontariato di amici, hanno proseguito le prospezioni e gli scavi verso sud, oltre il passo della Futa, portando alla luce altri tratti di strada lastricata perfettamente conservata.

 

Il libro

Nel maggio 2000, al termine di vent’anni di ricerche sul territorio, integrate contemporaneamente da studi storici e da approfondimenti specifici sul tema della viabilità antica, C. Agostini e F. Santi hanno pubblicato un corposo volume che costituisce il compendio di tutte le loro scoperte ed i loro studi e che porta il titolo :”LA STRADA BOLOGNA-FIESOLE DEL II SECOLO .a.C. (Flaminia Militare)- Casa Editrice CLUEB - Bologna.

Dopo questa pubblicazione le loro scoperte hanno ottenuto riconoscimenti scientifici dai più autorevoli studiosi di storia romana e topografia antica.

Si tratta infatti di una scoperta archeologica che ha portato un fondamentale contributo alla storia della viabilità antica sull’Appennino tosco-emiliano.

Il tracciato di questa strada conferma l’importanza, fin dai tempi antichissimi, dell’asse Bologna-Firenze, sul quale si snodano anche oggi i collegamenti autostradali e ferroviari.

Il libro è particolarmente interessante per gli amanti della natura, della storia antica e dell’archeologia; essi potranno cogliere l’occasione di effettuare bellissime gite sul tracciato romano documentandosi con le descrizioni e le illustrazioni contenute nel volume. Potranno così vedere magnifici tratti di strada lastricata ancora perfettamente conservati portati alla luce nella parte più alta del valico appenninico, da Pian di Balestra al passo della Futa, ed oltre fino a Santa Lucia, sul versante toscano.

 

Consigli per visitare la strada romana

Tenendo conto che i tratti visibili si trovano alla quota variante da 900 a 1200 m s.l.m., in zone disabitate e boscose, si consiglia di effettuare i sopralluoghi da maggio a settembre.

Ci si può avvicinare ai tratti scoperti da tre luoghi diversi, accessibili con una autovettura :

  1. Da Pian di Balestra. uscire dall’Autostrada del Sole a Pian del Voglio e prendere la direzione Valserena (7 km) e Pian di Balestra (ulteriori km 2,5). Al termine dell’asfalto percorrere una strada bianca per circa 700 metri. Vicino alla vetta del m. Bastione si potranno vedere alcuni resti  della Flaminia Militare.
  2. Dal passo della Futa: percorrere la strada diretta a Bruscoli per circa 400 metri : sulla destra inizia un ampio sentiero che si immette in boschi di faggi e conifere.Seguire a piedi la segnaletica per circa km 2,7 e si inizieranno a scorgere i primi lastricati romani di Poggio Castelluccio fino al monte Poggiaccio (km 1,5).
  3. Dall’Apparita: si può arrivare in questa località percorrendo per circa km 1,5 la strada statale n. 65 dal passo della Futa verso Firenze. Da qui, imboccando una strada bianca per circa km 1,8, che si snoda in amena boscaglia (percorribile comodamente con autovettura a trazione integrale), si giunge in uno spiazzo ove inizia sulla sinistra uno stretto sentiero in discesa; dopo 400 m si potranno ammirare tre tratti di strada romana perfettamente conservati (monte Poggione).

 


Alcune immagini della strada